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mercoledì 1 giugno 2011

Un brevetto: i freni a disco

Il freno a disco è il dispositivo frenante di cui sono dotati la quasi totalità dei veicoli. Esso consiste in un disco di ghisa o di acciaio, solidale con la ruota, che viene frenato per attrito attraverso pastiglie (azionate da un sistema idraulico o meccanico) che pinzano la ruota da entrambi i lati.
I primi esperimenti con i freni a disco iniziarono in Inghilterra alla fine del XIX secolo e nel 1902 Frederick William Lanchester depositò il primo brevetto a Birmingham. Solo nel 1956 però furono montati su una vettura, la Triumph Tr3 e dal 1969 la Honda cominciò a dotare le proprie moto di un impianto frenante a disco con azionamento idraulico.


Ecco il brevetto di Lanchester:


Patent number: 664653
Filing date: Jun 30, 1900
Issue date: Dec 25, 1900

martedì 31 maggio 2011

I protagonisti: M. Faraday

Michael Faraday (1791- 1867) nel 1831 cominciò i suoi numerosi esperimenti sull'elettromagnetismo, grazie ai quali scoprì il fenomeno dell'induzione magnetica: se una carica elettrica in movimento può generare un campo magnetico, allora anche la variazione di un campo magnetico può generare corrente elettrica in un circuito.
Strumento fondamentale per l'elaborazione di tali risultati fu il motore omopolare, noto anche con il nome di Disco di Faraday.
Nel video si può osservare il fenomeno scoperto dal fisico britannico, ottenuto ruotando il disco attorno al proprio asse.

Il disco di Eulero


Ecco un simpatico "giocattolo scientifico" inventato da Joe Bendik e noto con il nome di "Disco di Eulero". Viene usato come esempio di sistema dinamico e la spiegazione fisica del fenomeno è decisamente complessa.

I protagonisti: I.Newton

Isaac Newton (1642-1727) nel 1718 pubblica il trattato "Opticks, a treatise of the reflections, refractions, inflections and colours of light". In esso egli espone i suoi studi sulla luce e sui colori: la luce non è omogenea, ma composta da molteplici raggi aventi ognuno una diversa rifrattività. I numerosi esperimenti effettuati sulla scomposizione della luce attraverso un prisma evidenziano come ciascun raggio sia caratterizzato da un colore ben preciso. L'occhio umano tuttavia, quando tali raggi sono uniti a formare il raggio luminoso, non riesce a percepire lo stesso colore che percepirebbe qualora fossero separati.

Il disco di Newton (a pag 168, fig.11, del trattato se ne può vedere un disegno) è uno strumento di facilissima realizzazione che permette di effettuare un'ulteriore dimostrazione di questa teoria: ponendolo in rotazione, si può osservare come componendo i colori primari (rosso, verde e blu) e le loro combinazioni si ottenga proprio il colore bianco (esperimento inverso a quello del prisma).